Protesta a oltranza dei pastori sardi

Protesta a oltranza dei pastori sardi: “Non vogliamo i sussidi di Salvini o Di Maio. Vogliamo solo lavorare”

Battaglia per il prezzo del latte, contro gli industriali e il governo: “Non ci fermano più. Deve essere alzato a un euro. Altrimenti non andiamo a votare”

A tarda sera il più movimentista dei pastori sardi avvisa i compagni di battaglia: “Rimanete nei presidi, bloccate i caseifici, vi raccomando. Per tutta la notte. La lotta è solo iniziata”. Il tavolo tecnico nella sede della Regione a Cagliari tra pastori, industriali, cooperative e rappresentati della Giunta è finito dopo sei ore con un nulla di fatto. Gli animi davanti il palazzo dove sventola la bandiera dei quattro mori si surriscaldano. I pastori provano a forzare il blocco della polizia: “La dignità, rivogliamo la dignità. Vergogna. Fanno proposte ridicole. Buffoni”. Fischi e urla inframmezzati dal suono dei campanacci.

Le posizioni restano distanti e stando così le cose un accordo sul prezzo di vendita del latte sarà difficile da raggiungere. I produttori che stanno protestando propongono un euro più iva, il titolare del più grande caseificio della Sardegna, Pinna, rilancia con 65 centesimi. Solo cinque centesimi in più rispetto al prezzo attuale di vendita. Le cooperative intervengono ipotizzando una scala in base al prezzo del pecorino romano. La Regione a guida Pd ipotizza il ritiro dal mercato di venti quintali di formaggi così da far aumentare la richiesta e di conseguenza il prezzo della materia prima, ovvero il latte. In sostanza tutto è rimandato all’incontro di giovedì al Viminale con Matteo Salvini.

Per i pastori la protesta andrà avanti a oltranza. Domani sarà un altro giorno da trascorrere in strada bloccando tutta l’isola e i caseifici, accusati di acquistare il latte a bassissimo costo. Si sentono ancora fischi e cori nel centro di Cagliari: “Un euro, un euro”. I pastori si dividono tra chi resta davanti il palazzo della Regione e chi invece torna davanti ai caseifici per trascorrere lì tutta la notte, scaldandosi col fuoco, per impedire l’ingresso ai camion che trasportano latte proveniente da altri territori. “L’altra notte ne sono arrivati due dalla Bulgaria, ma noi blocchiamo tutto. Noi – spiegano – non vendiamo più il nostro latte a un prezzo così basso ma nello stesso tempo i caseifici non devono acquistarlo altrove così gli impediamo di vendere i formaggi”.

È tutta qui la chiave della protesta. Una filiera bloccata l’origine. E mentre il latte viene versato ogni giorno in strada, le schede elettorali vengono depositate nei Comuni della Sardegna. Oggi le manifestazioni dei pastori si sono concentrate sotto il ponte di Lula, domani chissà. Qui, nelle colline intorno a Nuoro, infuria la protesta di popolo e pastori, e a nessuno interessa avere i sussidi annunciati dal Governo: la battaglia ha l’obiettivo di ottenere l’aumento del prezzo del latte. Il latte dà da vivere a tutte queste famiglie e oggi è svalutato. I camion che trasportano formaggi restano incolonnati per ore, le auto stazionano in attesa di passare, i negozi abbassano le saracinesche, l’intera Sardegna è paralizzata, passano solo i camion con i medicinali e le ambulanze. Per il voto regionale mancano meno di due settimane e la minaccia del blocco dei seggi è ancora sul tavolo.

La protesta dei pastori sardi è giunta al sesto giorno: “Il fuoco è partito e non si ferma più”, urla Mauro Cossu, pastore da generazioni. Tre fratelli di Nuoro per un totale di quasi mille pecore e un centinaio di bovini: “Siamo alla fame. Teniamo le strade bloccate per tutto il mese di febbraio e anche a marzo. Noi non andiamo a votare se il prezzo del latte da 60 centesimi al litro non viene alzato a un euro più Iva”.

In strada ci sono anche i sindaci, i parroci, ma soprattutto ci sono bambini che indossano magliette con la scritta “Io sto con i pastori”. “Perché non sono andato a scuola? Perché sono figlio di pastori”, dice Antioco, sette anni. Porta il nome del patrono dell’isola e tiene in mano una piccola latta con dentro il latte che si appresta a versare in strada insieme a tutti gli altri. Solo in questa zona oggi ne sono stati gettati sull’asfalto 8 mila litri. “Se il nostro latte è così svalutato, allora tanto vale buttarlo via piuttosto che regalarlo ai caseifici e agli industriali che se ne approfittano. Loro sono delle volpi”, dice la mamma, Francesca Mussino, che poi domanda al figlio: “Mamma e papà dove trovano i soldi per comprarti i vestiti?”. E lui pronto: “Con i soldi del latte”. “Vedete – dice Francesca – noi viviamo così, non ci interessa il sussidio che propone Matteo Salvini, non vogliamo soldi, vogliamo lavorare”.

CERAMI
Bambini con lo striscione “Basta! Basta piangere sul latte versato”

La richiesta che da più giorni viene avanzata al Governo è quella di stabilire un prezzo del latte perché il calcolo dei pastori è presto fatto. Oggi viene pagato 60 centesimi al litro, ma per produrlo ce ne vogliono 80, quindi viene chiesto al governo di intervenire per alzare il prezzo a un euro. Il vicepremier leghista ha annunciato una soluzione entro domani ma la soluzione che si prospetta non è quella che vogliono i pastori che oggi mostrano cartelli con su scritto: “Avanti tutti uniti”.

Anche gli insegnanti sono in strada insieme agli alunni, molti dei quali figli di pastori. Francesca Zidda chiarisce: “Niente sussidio, loro non vogliono il sussidio. La riforma deve essere strutturale. Le promesse che domani vi farà Salvini lasciatele stare”, avverte rivolgendosi ai pastori. Il sindaco di Orune, Pietro Deiana, è una furia: “Ma quale reddito di cittadinanza, quale sussidio annunciato da Salvini. A noi interessa il lavoro, vogliamo che sia remunerato”. “È una vergogna – aggiunge Maio Caddiu – noi non vogliamo l’elemosina ma regole chiare”.

Se il parroco di Siniscola, don Salvatore Urunesu, dovesse scegliere una parola per descrivere quello che vede sceglierebbe “esasperazione”. Spiega che “sono esasperati, io sono prete da più di 40 anni e da sempre c’è il problema del latte qui in Sardegna. La mia è una famiglia di pastori, mi sento vicino a loro”. Quarant’anni e la storia è sola peggiorata, anche l’attuale amministrazione regionale – accusano i pastori – non ha fatto nulla e le speranze di trovare una soluzione nel tavolo tecnico del pomeriggio sono ridotte a lumicino. “Mi auguro, l’ho detto in Chiesa e lo ripeto, – aggiunge il parroco – che questa protesta piena di grinta non degeneri in violenza. Ciò che è certo è che a Siniscola molti hanno depositato la scheda elettorale al Comune e a votare non vogliono andare”.

Niente bandiere di partito. Solo bandiere dei quattro mori e striscioni: “Basta! Basta mangiare sul latte che vi versiamo”. Quindi ecco battere sulle latte e poi versare il latte. Nessuna fiducia neanche nel Governo del cambiamento soprattutto dopo l’annuncio del sussidio. È arrivata anche l’intera squadra di calcio della Polisportiva Taloro: “Un nostro compagno è figlio di un pastore e noi siamo con lui”. La solidarietà massima, come spiega Luigi Masala di Irgoli: “Ci hanno abbassato la dignità, adesso la politica deve alzare il prezzo del latte e abbassare i prezzi dei trasporti. Deve pensarci Roma”. I palazzi della Capitale sono i nemici da cui difendersi e contro cui manifestare: “Un tempo il nemico arrivava dal mare e noi sardi ci siamo difesi trovando rifugio nell’entroterra, così siamo diventati pastori”. Ora i pastori hanno iniziato una nuova battaglia contro quelli che chiamano gli “affamatori del popolo sardo”. Contro i caseifici, piccolo o grandi che siano, contro le industrie, insomma. Contro il potere. E domenica 24 febbraio vogliono far sentire fino a Roma il rumore del torrente di latte.

Protesta a oltranza dei pastori sardiultima modifica: 2019-03-18T18:00:15+01:00da ugo565
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