Trattativa Stato-mafia, la sentenza dei giudici inchioda anche Berlusconi.

Trattativa Stato-mafia, la sentenza dei giudici inchioda anche Berlusconi. Ecco perché

La ricostruzione processuale sulle responsabilità penali di Dell’Utri mettono sotto accusa il Cavaliere, anche se non al punto da chiederne il processo e quindi la condanna. In attesa di leggere le motivazioni dei giudici di Palermo non si possono non ricordare due episodi estremi, dei rapporti della mafia con il movimento di Silvio Berlusconi

Trattativa Stato-mafia, la sentenza dei giudici inchioda anche Berlusconi. Ecco perché

Luigi Di Maio è convinto che la sentenza di ieri della Corte d’assise di Palermo condanna Silvio Berlusconi e quindi Forza Italia a non entrare a Palazzo Chigi. E il pm che insieme a Antonio Ingroia esplorò per primo i buchi neri della trattativa tra uomini delle Istituzioni e Cosa nostra, Nino Di Matteo, ha sottolineato che fino a ieri erano provate le triangolazioni tra l’imprenditore Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Cosa nostra. Con la sentenza di ieri, dice Di Matteo, queste relazioni si ripresentano con il Berlusconi politico.

Suggestivo il giudizio del pm palermitano. Anche se va subito precisato che per i rapporti con Cosa nostra è in carcere solo Marcello Dell’Utri e non Silvio Berlusconi. A dir la verità la ricostruzione processuale dei giudici (anche della Cassazione) sulle responsabilità penali di Dell’Utri inchiodano anche il Cavaliere, anche se non al punto da chiederne il processo e quindi la condanna.

Epperò, in attesa di leggere le motivazioni dei giudici di Palermo, non si possono non ricordare due episodi estremi, dei rapporti della mafia con il movimento di Silvio Berlusconi. Due estremi, tralasciando tutto ciò che è scontato (come la nascita di Forza Italia in Sicilia con l’appoggio di Cosa nostra).

Il primo. Campagna elettorale del 1994. Forza Italia ipergarantista tuonava contro il carcere duro e i pubblici ministeri. Una scelta non tanto o non solo ideologica quanto materiale, economica, visto i guai giudiziari del Berlusconi imprenditore. E quindi il programma sulla giustizia di Forza Italia convergeva oggettivamente con le aspettative dei mafiosi. I candidati forzisti alle politiche di quell’anno, Tiziana Maiolo e Vittorio Sgarbi, andarono persino a incontrare nel supercarcere di Palmi il boss della Ndrangheta Piromalli. Che come Luciano Liggio era tesserato al Partito Radicale.
Sempre dalla Calabria, il 24 maggio del 1994, dalla gabbia del processo Scopelliti, il boss Totò Riina tuonò contro i pentiti, i tragediatori, prendendosela con i vari Violante e Caselli.

Secondo episodio. Un salto a Palermo, qualche anno dopo. Nello stadio della Favorita, il 22 dicembre del 2002 (governo Berlusconi) si giocava Palermo-Ascoli. E in curva fu srotolato questo striscione: «Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia». Perché questa rumorosa presa di distanza da Silvio Berlusconi? Negli anni si è poi discusso sull’esistenza di due interessi diversi e contrapposti interni a Cosa nostra: quello del partito dei detenuti, con i propri programmi da tutelare (attenuazione del 41 bis e abolizione dell’ergastolo), e quelli che, in condizione di libertà, portavano avanti gli interessi criminali di Cosa nostra.

Ma nell’uno o nell’altro caso – nonostante la presunta disponibilità di Forza Italia il 41 bis non fu abolito – la trattativa tra Dell’Utri e Cosa nostra, quand’anche vi fosse stata, non ha prodotto risultati apprezzabili, per Cosa nostra. Secondo la Procura di Palermo, infatti, l’ex senatore fondatore di Publitalia riuscì «a convincere Berlusconi ad assumere iniziative legislative che, se approvate, avrebbero potuto favorire l’organizzazione».

Ecco, la divergenza degli “innocentisti” e dei “colpevolisti”: qual è stato l’oggetto della trattativa? Perché si è voluto censurare il tentativo di pezzi degli apparati di repressione di cercare di capire da dove veniva la minaccia? Quelli furono anni terribili. Solo dopo fu scoperto che nel pieno della strategia stragista, alla fine del luglio del 1993, dopo le bombe di Roma e Milano, arrivarono alle redazioni del Corriere della Sera di Milano e del Messaggero di Roma due lettere con un unico messaggio: «Tutto quello che è accaduto è soltanto il prologo. Dopo queste ultime bombe informiamo la nazione che le prossime a venire andranno collocate soltanto di giorno e in luoghi pubblici poiché saranno esclusivamente alla ricerca di vite umane. Ps: Garantiremo che saranno a centinaia».

Poi tutto si è fermato. Doveva esplodere un’autobomba all’Olimpico, per farla pagare ai carabinieri colpevoli (il generale Mori e il colonnello De Di no, condannati ieri) di non aver mantenuto gli impegni presi. Ma il congegno di accensione non funzionò. Fu l’inizio della fine di Cosa nostra stragista. Uno dopo l’altro furono tutti catturati. All’appello di quel gruppo manca solo Matteo Messina Denaro. Tutto si fermò per la trattativa di Marcello Dell’Utri? Aspettiamo con ansia di leggere le motivazioni dei giudici di Palermo.

Trattativa Stato-mafia, la sentenza dei giudici inchioda anche Berlusconi.ultima modifica: 2018-08-26T18:00:27+02:00da ugo565
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