Il capitano dei carabinieri e l’intercettazione truccata per incastrare il padre di Renzi

Il capitano dei carabinieri e l’intercettazione truccata per incastrare il padre di Renzi: “Lo dobbiamo arrestare”

Il clima è pesantissimo perché la Procura di Giuseppe Pignatone, che si sta muovendo con molta accortezza, sta disvelando una trama che fa intravedere scenari inquietati

Il capitano Scafarto, Matteo Renzi e il padre Tiziano
Il capitano Scafarto, Matteo Renzi e il padre Tiziano

Gli ufficiali del Noe dei carabinieri volevano arrestare Tiziano Renzi, il padre dell’allora premier Matteo Renzi, anche se l’inchiesta del Pm anglonapoletano John Henry Woodcock ipotizzava un reato, il traffico di influenze, che non prevedeva la possibilità di arrestare l’indagato.
Siamo a una svolta nelle indagini della Procura di Roma sulla fuga di notizie del fascicolo Consip. E si aggrava la posizione degli ufficiali del Nucleo Operativo ecologico che volevano addirittura intercettare il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette, e il suo capo di Stato maggiore, il generale Gaetano Maruccia.

Il clima è pesantissimo perché la Procura di Giuseppe Pignatone, che si sta muovendo con molta accortezza, sta disvelando una trama che fa intravedere scenari inquietati. Con il procedere delle indagini, infatti, si riduce al lumicino, anzi a zero, la possibilità che il capitano Scafarto abbia commesso un errore nella trascrizione sulla informativa della intercettazione nella quale l’imprenditore Romeo avrebbe detto di aver incontrato Tiziano Renzi. E allora se è stata una scelta voluta, perché Scafarto pur sapendo che l’errore sarebbe stato scoperto perché lo fa?
Una possibile risposta è che Scafarto sia un «esaltato». Non si spiegherebbe altrimenti questo comportamento a meno che non si ritenga il capitano Gianpaolo Scafarto sia stato condizionato da un altro collega o da un soggetto esterno nel tentativo di inquinare l’indagine destabilizzando i vertici dei carabinieri.

I contenuti di alcune chat compromettenti sono stati contestati l’altro giorno negli interrogatori al vicecomandante del Noe, il colonnello Sessa.
Fate attenzione alle date. L’informativa consegnata alla Procura di Roma è del 9 gennaio scorso. Sei giorni prima, il 3 gennaio, Scafarto chatta su WhatsApp con i suoi sottoposti.
SCAFARTO «Buongiorno a tutti, forse abbiamo riscontro di incontro tra Romeo e Renzi Tiziano. Ieri ho sentito a verbale Mazzei il quale ha riferito che Romeo gli ha raccontato di aver cenato o pranzato con Tiziano e Carlo Russo. Quindi l’ambientale ( si riferisce a quella nella quale si sente dire “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”, ndr) e seguenti Remo (vicebrigadiere Remo Reale, ndr) riascoltala subito. Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano. Attendo la trascrizione…».
REALE: «(un’ora dopo la richiesta del capitano, ndr) Sto trascrivendo..ho trovato quel passaggio e sembra sia Bocchino che dice quella frase».
SCAFARTO: «Ok, ascolta bene. Falla ascoltare pure a qualcun’altro»
REALE: «Già fatto è siamo giunti alla conclusione che è Bocchino che abbassando il tono della voce dice quella frase».
SCAFARTO: «Quindi Bocchino dice che lui ha incontrato..o Romeo ha incontrato?».
REALE: «Bocchino riferisce a Romeo una tesi difensiva da adottare in virtù di notizie in loro possesso».
SCAFARTO. «Ok. Mi rimandi file che hai trascritto di Bocchino e Romeo non me l’hai mandato…».
REALE: «Arriva…file trasmesso».

Non ci sono più dubbi, dunque. Il capitano Scafarto manipola l’informativa sostituendo il nome di Bocchino con quello di Romeo perché lavora per arrivare all’arresto del padre del presidente del Consiglio.

In un’altra chat (9 agosto) con il suo vicecomandante, il colonnello Sessa, Scafarto gli comunica che vuole piazzare le cimici per intercettare il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, che deve incontrare l’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. E cimici vanno piazzate anche per sentire il capo di Stwtk Maggiore, il generale Gaetano Maruccia.

È evidente, a questo punto, che la tranche della inchiesta Consip sulla fuga di notizie agli indagati (e anche ai giornali) è a un giro di boa. Che la Procura di Giuseppe Pignatone sta valutando con molta attenzione le posizioni del ministro Luca Lotti, del comandante generale Del Sette, del generale che guida i carabinieri della Toscana, Saltalamacchia.

Ma non si può far finta di nulla. Il fatto che un capitano del Noe avesse deciso di arrestare il padre del presidente del Consiglio è gravissimo. È un attacco che punta alla destabilizzazione. È solo il desiderio di un esaltato o dietro c’è un burattinaio? E chi è?

Il capitano dei carabinieri e l’intercettazione truccata per incastrare il padre di Renziultima modifica: 2017-06-14T22:29:39+02:00da ugo565
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